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I calcoli renali colpiscono in media il 7,5% degli italiani, con un picco tra i 55 e i 60 anni. Nel 3% dei casi la patologia è silente, priva di sintomi. La recidiva entro 3 anni, vale a dire il riacutizzarsi dei sintomi, riguarda il 50% dei pazienti. È quanto emerge dallo studio epidemiologico svolto in Italia nel 2012 (Croppi E., Gambaro G., GEA Firenze Study Group, 2012), che testimonia come il problema sia diffuso nel nostro paese.
In questo articolo offriamo una panoramica completa sulla calcolosi renale: dalle cause ai sintomi, offrendo tanti consigli pratici sulla dieta, la corretta idratazione e i rimedi naturali più efficaci.
I calcoli renali possono essere raggruppati in due macro-categorie:
Finché il calcolo rimane nel reni la patologia può rimanere asintomatica. Quando i calcoli passano nell’uretere si verifica invece la cosiddetta “colica renale”. Se i calcoli sono molto piccoli, si parla di renella, o sabbia renale. Questi microcalcoli possono spostarsi nella vescica e nelle vie urinarie, causando sia disturbi alla minzione che vere e proprie coliche.
La calcolosi renale può avere cause genetiche e/o ambientali, ed è spesso associata ad altre condizioni, come le malattie infiammatorie intestinali, l’obesità, l’insulino-resistenza e l’ipertensione. L’insorgenza dei calcoli renali, e le recidive in chi ha già avuto episodi di calcolosi, possono però dipendere anche da errori alimentari e cattive abitudini. Ecco i più comuni:
Alcune semplici accortezze a tavola e nella vita di tutti i giorni possono aiutare a prevenire la formazione dei calcoli.
Per capire se l’idratazione è adeguata basta controllare il colore delle urine, che deve essere chiaro. Le urine scure sono invece indice di scarsa idratazione, un fattore che contribuisce ad aumentare il rischio di calcolosi renale. Per chi soffre già di calcoli è importante bere almeno 2-2,5 litri di liquidi al giorno.
In particolare va ridotto l’apporto di proteine animali, formaggi e alimenti grassi.
Si consiglia il consumo di frutta, verdura e cereali integrali.
In cucina può essere sostituito con erbe aromatiche e spezie per insaporire i cibi.
Importanti perché contrastano la formazione dei sali di calcio, all’origine dei calcoli renali.
I citrati, presenti ad esempio nei limoni e in altri agrumi, riducono la formazione degli ossalati di calcio, e quindi dei calcoli più comuni.
Nel caso di calcoli di acido urico è inoltre necessario limitare al massimo i cibi ricchi di purine (come frattaglie, cacciagione, frutti di mare e alici). Chi è colpito da calcoli di ossalato dovrebbe invece ridurre l’introito di alimenti che contengono questo sale (tra i quali spinaci, barbabietole, asparagi, fragole, cioccolato e frutta secca), oppure associarli a cibi o acque minerali ricchi di calcio. Il calcio aiuta infatti a cristallizzare l’ossalato già nel colon, evitando di farlo assorbire e aumentare nelle urine.
Le acque minerali calciche sono particolarmente utili per la prevenzione della calcolosi nei soggetti a rischio.
Ma quale acqua bere quando la calcolosi renale è già in atto? Come abbiamo visto, il primo obiettivo è quello di aumentare la diuresi. Tutte le acque hanno un effetto diuretico, indipendentemente dalla loro composizione. Le acque minimamente mineralizzate e quelle oligominerali hanno però un effetto diuretico più marcato e sono la scelta migliore per chi soffre di calcoli renali, in quanto:
Grazie alla loro composizione, queste acque contrastano la precipitazione e l’aggregazione dei cristalli salini, rendendo solubili i fosfati e gli ossalati che vanno a comporre i calcoli. Le acque “leggere”, minimamente mineralizzate e oligominerali, sono utili anche quando il calcolo è già formato, perché aiutano a eliminarlo.
Numerosi studi hanno dimostrato che mantenere un buono stato di idratazione riduce la frequenza del primo episodio di calcolosi renale e dimezza il rischio di recidive. Gli esperti consigliano un apporto idrico in grado di garantire una diuresi giornaliera di almeno 2 litri.
I primi sintomi di un episodio di calcolosi renale sono fitte alla schiena e ai fianchi e difficoltà a urinare. Quando arrivano queste avvisaglie può risultare efficace il cosiddetto “colpo d’acqua”. Bisogna bere rapidamente (in 5 minuti) circa 1-1.5 litri di acqua minimamente mineralizzata. In questo modo si genera una potente spinta urinaria, che facilita l’espulsione del calcolo o della renella.
Alcune piante si sono dimostrate particolarmente efficaci per la prevenzione e il trattamento della calcolosi renale.
È una pianta di origini sudamericane, usata a scopi salutistici da oltre 2000 anni. È utilizzata nella medicina tradizionale brasiliana, ma anche in quella indiana “ayurvedica”, per contrastare la formazione dei calcoli renali e biliari. Grazie ai principi attivi contenuti nelle sue foglie e nelle radici favorisce l’espulsione dei calcoli e rende solubili i sali che li compongono. Un recente studio italiano svolto presso l’ASL1 di Cuneo ha inoltre evidenziato le sue proprietà antibiotiche, decongestionanti, antispasmodiche e diuretiche.
L’equiseto è una pianta molto diffusa, che cresce lungo campi coltivati, fossi e scarpate. Soltanto la specie arvense è però adatta all’uso interno, le altre contengono infatti alcaloidi tossici, è quindi meglio evitare la raccolta fai da te. Ha proprietà antinfiammatorie, diuretiche e antibatteriche, molto utili contro le patologie dell’apparato urinario. È inoltre ricco di silicio, che aiuta a prevenire la demineralizzazione delle ossa e delle unghie.
La verga d’oro è una pianta comune, dal fusto lungo e con fiori gialli. È nota per le sue proprietà diuretiche e antinfiammatorie, è quindi indicata in caso di cistiti, uretriti, calcoli renali e iperuricemia.
Tra i gemmoderivati possono essere utilizzati anche il Faggio (Fagus sylvatica) e la Betulla (Betula verrucosa), utili nel drenaggio dei reni e dell’apparato urinario.
Alcuni oli essenziali possono aiutare a lenire il dolore durante la colica renale.
Consigliamo in particolare:
Per sfruttarne le proprietà basta diluire 3-4 gocce in una piccola quantità di olio di mandorle, da usare per massaggiare la zona renale fino al completo assorbimento.
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